True Detective 2

True Detective 2, i meriti di una serie tanto criticata

A dimostrare che negli Usa agosto non è il mese delle repliche, delle seconde (o terze, quarte) visioni, dei techetè e della noia televisiva (oltre che di tutto il resto),  è andata in onda l’ultima puntata della serie più attesa dell’anno: True Detective 2. Nuova ambientazione (un’inedita, anche se vista mille volte) Los Angeles e non più le pianure allagate della Louisiana, nuovi detective che sostituiscono quelli interpretati dai grandissimi  Matthew McConaughey e Woody Harrelson e nuovo regista, non più Cary Fukunaga, ma un gruppo di diversi registi. Stesso autore e sceneggiatore, Nic Pizzolatto, che ha avuto il compito di mantenere le scelte artistiche e stilistiche della prima serie, nella diversissima seconda. Le critiche sono state impietose negli Usa, sia della stampa che dei social, perché la nuova edizione ha scontentato i fan della prima e non ha conquistato nuovi adepti. Solo conservatorismo di fan troppo amanti della prima serie? O veri difetti della nuova, incapace di rispettare gli standard elevati della prima?

Pizzolatto ha fatto certamente una scelta coraggiosa: non ha voluto fare un sequel, ma ha tentato una strada nuova, mantenendo le scelte. Ha selezionato un gruppo di attori di primissimo livello,  Colin FarrellVince Vaughn e Rachel McAdams attorniati da interpreti comunque di alto livello. Ha creato un plot narrativo complesso (fin troppo secondo molti) in cui le personalità dei protagonisti hanno avuto lo stesso livello dello sviluppo narrativo, ha reso protagonista un ambiente urbano che abbiamo visto mille volte (Los Angeles non è una scoperta per nessuno) ma che qui ha assunto un nuovo protagonismo. La storia vale meno dunque dell’ambiente e dei personaggi, con un pessimismo di fondo, un’amarezza eccezionale, un pessimismo che porta a un finale tragico e aperto. Come atmosfera siamo dalle parti di Los Angeles Confidential, in cui fai fatica a capire chi sono i buoni e chi i cattivi, in una spietata caccia in cui l’unico finale possibile è la sconfitta di tutti.

Si è trattato di una scelta elitaria, poco incline a trovare nel marketing gli snodi della storia, destinata a scontentare più che a rassicurare. Ma è difficile, anzi impossibile, vedere oggi sul grande schermo nulla di uguale livello qualitativo. Se di qualche personaggio non ricostruiamo la storia, se di qualche episodio non riusciamo a definire tutti i particolari, resta l’impressione di aver avuto a che fare con un eccezionale sforzo produttivo e realizzativo, di grandissima qualità. E ci resta la voglia di vedere al più presto il prossimo passaggio: a quando True Detective 3?